Due preti spretati a Città di Castello, nella mia parrocchia. Parliamone

Don Samuele Biondini e Don David Tacchini

Don Samuele Biondini e Don David Tacchini, ai tempi in cui erano parroco e vice parroco della parrocchia di San Pio X a Città di Castello (Perugia).

Domenica, 16 maggio 2021

Ha fatto il giro dell’Italia la notizia di due preti spretati a Città di Castello, nella parrocchia di San Pio X. Erano il parroco e il vice parroco, e la parrocchia di cui parliamo purtroppo è anche la mia.

Città di Castello, veduta con la valle circostante

Città di Castello (in provincia di Perugia), veduta con la valle circostante.

Da anni mi tenevo lontano dalla chiesa parrocchiale, perché i due avevano ridotto la S. Messa a un allucinante spettacolo da cabaret. I canti erano un’agghiacciante tortura spirituale e mentale. Seguendo «lo Spirito», cioè i fumi dell’orgoglio, si organizzavano anche veri e propri spettacoli durante quello che secondo la fede cattolica è il Santo Sacrificio della Messa. Vogliamo ricordarlo? Nella S. Messa viene rinnovato misticamente lo stesso Sacrificio di Nostro Signore sul Calvario.

Fra le varie pagliacciate, una volta fu usata, e si lasciò usare volentieri, una bellissima ragazza che fece la parte della seduttrice. Beltà e follia vanno spesso in compagnia, dice un proverbio abbastanza concreto…

Nelle omelie dispensavano in abbondanza il “Vangelo secondo Me”, per cui venivamo a sapere che la Parola di Dio, la Sacra Bibbia, in certi passi era stata scritta secondo i pregiudizi del tempo, oppure raccontava favole…

Tutta la liturgia era rimaneggiata e macellata secondo lo “spirito” di una pazzia galoppante, con le parole cambiate a piacimento e la rassicurazione: “Il Signore è con voi”, al posto dell’esortazione liturgica: “Il Signore sia con voi”.

Provai a confessarmi con uno dei due e non mi voleva dare la penitenza, che è un obbligo per il sacerdote e un dovere per il penitente… alla fine, dopo aver insistito tanto, mi invitò a dare come penitenza dei soldi per una causa a lui cara…

Giravano in abiti borghesi, d’estate in maglietta e bermuda, e in sandali, volendo dimostrare l’amore per la povertà. Solo che la vera povertà è spogliarsi innanzitutto dell’orgoglio e fare ogni cosa come Dio comanda. Anzi, questa è anche la più grande dimostrazione d’amore a Dio e al prossimo… loro invece trattavano l’abito sacro come un segno di ricchezza, senza voler considerare il segno che rappresenta per il prete stesso e per la povera gente smarrita…

E ci sarebbe da dire altro ancora, ma osserviamo che dopo anni di devastazione bestiale delle anime, finalmente se ne sono andati.

Raccomandiamoli alla Madonna, Madre di Dio e dei cristiani, perché ritrovino la fede che non hanno mai avuto, in tutta la sua purezza. Solo così comprenderanno infine quel che Dio vuole da loro.

E Sua Eccellenza, il Vescovo Domenico Cancian, che fa? Li ringrazia, dicendosi «grato per il servizio svolto». Quindi, vista la riconoscenza, si può supporre che la musica non cambierà e che avremo altri elementi della stessa stoffa in parrocchia.

Anche il sindaco si fa sentire: «Perché loro sono proprio così, due uomini che stanno bene in periferia, tra i poveri». È la vecchia tiritera materialista: il prete o la suora sono bravi quando riempiono la pancia della gente, non quando santificano le anime.

Insomma, il mondo applaude e lo spettacolino del clero continua. A me invece piange il cuore, quando vedo le persone in giro «come pecore senza pastore» (Vangelo di S. Marco 6, 34), soprattutto i poveri giovani, abbandonati a se stessi.

Questo clero ha rinunciato alla fede cattolica ormai da sessant’anni, dopo la morte del grandissimo Papa Pio XII – mai neppure beatificato dalla chiesa ufficiale. Si sono inventati una nuova “messa in italiano”, abusivamente contro l’adozione in perpetuo, per sempre, della S. Messa tridentina in latino stabilita da Papa San Pio V. Insegnano, anche nei seminari, «dottrine che sono precetti di uomini» (Vangelo di S. Marco 7, 7; S. Matteo 15,9). Hanno calpestato l’abito esteriore, la veste talare lunga fino ai piedi e nera, arrivando a vietarla ai seminaristi, come quelli di Assisi dove si formano i preti di Città di Castello. E come si può vedere bene sui loro volti, non possiedono l’abito interiore, quell’impronta sacrale che rende il candidato al sacerdozio un adoratore di Dio e un buon pastore, di cui le pecore di Cristo ascoltandolo riconoscono la voce.

Abbé Jean-Pierre Herman

Un’immagine della S. Messa tridentina in latino, la Messa tradizionale cattolica, al momento dell’Elevazione (foto di Phil Roussin su Flickr – licenza nc-nd 2.0).

«Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei» (Vangelo di S. Giovanni 10, 5). Ecco perché da quando la chiesa ufficiale ha cominciato a tradire la fede cattolica – e a perseguitare i retti sacerdoti che ancora la testimoniano – milioni e milioni di cattolici, disgustati, hanno abbandonato la pratica religiosa e le chiese sono sempre più vuote.

Invece di riconoscere che i preti spretati sono la conclusione di una vita sacerdotale senza più la vera fede, si ringrazia «per il servizio svolto». E quale buon giovane avrà l’intenzione di farsi sacerdote, se si trova di fronte simili esempi e affermazioni? Chi, sincero nel desiderio di servire il Signore e salvare le anime in santità di vita, si arrischierà a mettere piede in un seminario di questo genere?

Vorrei concludere con le parole del Beato Vescovo Carlo Liviero, che guidò la diocesi di Città di Castello dal 1910 al 1932, per volontà del più grande Pontefice di tutti i tempi, San Pio X:

Il prete deve essere il Vangelo personificato: perché il popolo, guardando a lui, impari come deve vivere (Lettera Pastorale del 15 marzo 1911).

E ora guardiamo, nelle immagini qui presentate, come apparivano Mons. Liviero (a sinistra con la croce pettorale), i sacerdoti intorno a lui, e i seminaristi di quel tempo. Quindi, se vogliamo, facciamo un confronto guardando i seminaristi e i preti dell’Italia di oggi. Sarebbe meglio mandarli tutti a casa e restare senza la S. Messa: almeno potremmo fare la S. Comunione spirituale, senza vedere noi stessi e i nostri figli in balia di persone così sprovvedute. Ma non andranno certo a casa: sono proprio i capi religiosi ad averli voluti così nei loro seminari.

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Affidiamoci dunque e consacriamoci alla Madonna! Offriamole la preghiera del S. Rosario! Lei ci condurrà finalmente, dopo tanta tribolazione, al trionfo del suo Cuore Immacolato.

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