A chi vorrebbe farla finita… ecco un motivo per vivere

Raffaello, Resurrezione di Cristo.

Caro Amico, gentile Amica,

mentre scrivo, dalla finestra il sole della Pasqua di Resurrezione, in quest’anno 2021, risplende ogni tanto fra le nubi cariche di pioggia. È così: nel nostro andare il sole non lo vediamo sempre, e tuttavia mai viene meno.

Sto pensando a chi vorrebbe farla finita, sotto il peso dei suoi tremendi affanni. Ma c’è un motivo per vivere e sarà bello condividerlo con voi.

Nel mio piccolo, ho visto, o intravisto, le sofferenze delle persone nei loro giorni su questa terra. Sono dolori del corpo, del cuore, della mente.

C’è chi arranca nella malattia, a volte sin dall’infanzia. Sembrano disagi e patimenti senza un perché, magari vissuti per la cattiveria o la disattenzione di altri. Menomazioni, patologie, dolori fisici che non se ne vanno, forse atroci. Veglia e sonno tormentati… dipendenza da chi ti cura, nudità, imbarazzo… oppure situazioni agghiaccianti e orribili in mano ad aguzzini… umiliazioni, percosse e cose indicibili.

C’è chi soffre un lutto, chi scava a mani nude fra le pietre cadute per ritrovare la persona che ama, i figli generati… chi vede recidersi i legami che parevano eterni, il tradimento, l’offesa da parte della persona con cui sussiste un vincolo sacro… voltafaccia di falsi amici, veleno di parenti e familiari, abbandono… c’è stata anche una mamma buttata dentro un cassonetto della spazzatura dal figlio… e Madre Teresa di Calcutta, che l’aveva raccolta, infine, dopo tanta insistenza, riuscì a ottenere dalla povera donna il testamento più prezioso: «Perdono mio figlio».

C’è chi si rompe la schiena nel lavoro, ruba ore al sonno per portare a casa un salario o il minimo indispensabile. C’è chi viene sfruttato e deriso, minacciato per la sua fede o rettitudine… C’è chi perde il lavoro e guarda la sua sposa, i suoi figli, le persone a cui vuol bene e che non sa come mantenere…

C’è il malato di mente, che non sa relazionarsi e soffre tuttavia di ritrovarsi solo e respinto. Ci sono l’uomo o la donna fra le sbarre di un carcere o di una prigionia senza indirizzo e senza traccia…

C’è l’alcolizzato, che si accorge di non aver posto nel Paese dei sobri. E poi lo straniero disoccupato, che magari capisce la differenza tra ospitalità e invasione…

C’è la persona depressa, alla quale vengono offerte soluzioni solo umane, materialiste, vie dell’ateismo, proposte di un distacco gelido dal Creatore, come se non fosse proprio questa la prima causa della disperazione…

Ma pur fra mille sofferenze e atrocità, il tuo respiro è un miracolo. Nel momento in cui scoccava la scintilla della tua esistenza nel grembo materno, Colui che è il Sole eterno, dal sorriso senza fine, univa al tuo minuscolo corpicino un’anima immortale. E ora ti guarda, pensa a te e ti attende.

Non ti dico che possa esserci una facile soluzione. Dio solo sa. Ma un giorno, dopo aver vissuto anche allo stremo delle forze, le tenebre si dilegueranno e tu vedrai una nuova alba.

Se vorrai cercare Dio fra i tormenti che ti affliggono, Lui già ti sta chiamando, per dirti quanto ti ama.

Sei nullatenente? Abbi allora dalla tua parte quel Dio che venuto in mezzo a noi ha detto: «Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia e tutto il resto vi sarà dato in aggiunta» (Vangelo di S. Matteo 6,33). Senza però scordarti di quel che osserva la saggezza popolare: Aiutati, ché Dio t’aiuta. Non ci si può buttare giù e aspettarsi che l’aiuto arrivi dagli altri…

C’è poi un tesoro che può esser tuo, quello della fede cattolica, per quanto tradita e nascosta. «Chi cerca trova», dice il Signore Gesù nel Vangelo. Sai chi era Padre Pio?

Resisti! Prega come puoi e come sai. Aggrappati con la forza che ti rimane alla certezza ultima, quella che Dio mai ti abbandonerà, fossi tu anche sprofondato nei dolori. Non potrà mai lasciarti a te stesso quel Dio che, fattosi uomo, perdeva fino all’ultima goccia del suo Sangue inchiodato alla Croce, dopo averci parlato del Padreterno che corre incontro al figliol prodigo e gli si getta braccia al collo per baciarlo. Lo stesso Cristo ci ha donato la Madre che diventando la sua diventò quella di ogni cristiano, fino alla fine dei tempi e oltre.

Non ti prometto consolazioni lungo questa valle di lacrime. Ma se avrai fede, Dio ti premierà per ogni tua fatica, ogni tuo dolore. Ti accorgerai che, mentre soffrivi, seminavi una gioia sempre più grande, senza fine.

E non è una consolazione, se leggi queste parole? Io ti voglio bene al solo pensiero che esisti, e magari Dio ti farà incontrare l’amicizia o l’amore.

Non permettere a nessuno di convincerti che tu debba morire: quelli che disprezzano il loro prossimo non devono averla vinta. La tua persona è immensamente preziosa agli occhi di Dio, ed è così che anche tu puoi guardare te stesso, o te stessa.

Ti invio per lettera un abbraccio, un bacio e una carezza… augurandoti di sentirli presto su di te.

Isidoro

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